La Paura: cos’è e come affrontarla

La Paura: cos’è e come affrontarla

Ho sentito spesso dire che la paura è un istinto la cui utilità è quella di proteggerci da eventuali pericoli e rischi, e quindi, almeno in parte, ha un valore positivo.

Ho sempre accettato questa definizione, anche se ho ugualmente sempre “sentito” che c’era qualcosa che non mi convinceva fino in fondo.

Non desidero negarla, in ogni caso, ma solamente aggiungere una mia riflessione, che personalmente sento più utile e veritiera.

Ognuno, poi, deciderà quale, delle due spiegazioni, sia più utile per lui.

Se la paura deve salvarci da eventuali pericoli, e dunque è un istinto intelligente, a mio avviso sarebbe più sensato parlare di stato di “stato di allerta”, che è una condizione più utile, attiva e costruttiva, e mette effettivamente l’organismo in stato di arousal (attivazione neuro-fisiologica).

In tale condizione, il soggetto è attento all’ambiente, concentrato e in grado di produrre risposte tempestive e adeguate alla situazione effettiva.

La paura, al contrario, se pone il soggetto in uno stato di attivazione, non favorisce né la concentrazione, né la possibilità di fornire risposte adeguate alla situazione effettiva: le risposte che offre sono solo due, combattere o fuggire.

Personalmente, ritengo che la vera reazione istintiva di cui siamo dotati sia lo stato di allerta, mentre la paura, è un’emozione successiva, nata in conseguenza del fatto che il soggetto sente che manca di controllo sulla realtà, avverte la propria piccolezza, e si sente inadeguato a rispondere agli avvenimenti che la vita gli presenta.

Ritengo che la paura abbia origine dal sentimento di separazione dal Tutto, separazione che lo Spirito Incarnato vive in quanto dimentico del fatto che appartiene comunque al Tutto ed è in grado di ricollegarsi ad esso se lo desidera.

La caduta sulla Terra, che avviene con l’Incarnazione, è tale da far dimenticare la propria Essenza e la propria Provenienza; questo costa sentimenti di solitudine e di abbandono molto profondi e non sempre riconosciuti dalla coscienza.

Essendo quindi sulla Terra con un simile vissuto, l’uomo si sente privato di quelle “possibilità” di cui godeva dall’Altra Parte, e di cui ha solo una memoria inconscia, ma comunque tale da provocare uno stato di fondo debolmente depressivo e di insicurezza.

Da qui, il senso di inferiorità, e di incapacità ad affrontare gli eventi della vita, e il bisogno di poter controllare le cose e la realtà, e poiché questo non è possibile, nasce la paura.

Dunque, la paura sarebbe il risultato di una somma di sentimenti: abbandono, solitudine, insicurezza, inferiorità, mancanza di controllo.

In definitiva, io non penso che la paura sia mai positiva, in quanto ci allontana da noi stessi e dall’Amore del nostro stesso Spirito, impedendoci di vivere la vita come dovremmo fare: con entusiasmo, coraggio e gioia.

Louise Hay dice che “paura” è il contrario di “amore”: dove c’è uno, manca l’altra.

Ho sperimentato personalmente quanto questo sia vero: quando si riesce ad amare sé stessi veramente, la paura sparisce; viceversa, quando ci si allontana da sé stessi, la paura torna a dominare.

Se si desidera affrontare la questione della propria paura, quindi, è necessario ricominciare a conoscersi, attraverso un lavoro introspettivo, e re-imparare ad amarsi veramente, cosa che non si rivela così semplice come dovrebbe essere, in quanto è necessario prima comprendere quali sono gli imprinting che abbiamo interiorizzato dai nostri genitori e dall’ambiente nel quale siamo cresciuti, e poi, destrutturare e sostituire tali credenze, con altre, più utili e veritiere.

Quali sono le differenze tra le due spiegazioni?

Se la paura non è un istinto, ma è secondaria, non dobbiamo crederle: un conto è stare attenti a noi stessi, per evitare che qualcosa ci danneggi, ma collegati al nostro Sé Spirituale, e consapevoli della nostra scelta di essere qui a vivere determinate esperienze, e consci altresì della nostra capacità di affrontare e risolvere le situazioni che ci si presentano, ancorché complesse e impegnative; altro è avere paura e vivere in profondità la sensazione di essere scollegati, soli e incapaci di sostenere quello che ci capita o che ci potrebbe capitare.

In ogni caso, quale che sia la spiegazione che si preferisce, il lavoro da compiere su sé stessi è lungo e impegnativo, non difficile, ma richiede volontà e costanza, e anche qualche aiuto esterno, al principio, per imparare tecniche e strategie preziose a proseguire, successivamente, per conto proprio.

E comunque, la paura va affrontata per diventare capaci di lasciarla andare, e mancano, allo stato dei fatti, formule magiche o esercizi particolari per un suo rapido smaltimento.

La guarigione da qualunque male è dentro di noi, ma, in effetti, tutt’altro che rapidamente raggiungibile!

 

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