La Guida è Comunicazione

La Guida è Comunicazione

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La guida è comunicazione, l’automobile è l’altro “corpo” di cui disponiamo, e il linguaggio si è automaticamente esteso anche a lei.

Quando siamo alla guida della nostra automobile, cambiamo assetto emotivo e psicologico, chi più chi meno, e in modo inconsapevole e istintivo abbiamo cominciato a comunicare da un’auto all’altra.

Non mi riferisco agli insulti, ai gestacci e alle maledizioni, ma ad un tipo di comunicazione che sta diventando un vero e proprio linguaggio sotterraneo, e trascina con sé intenzioni, più o meno consapevoli.


Guida e Comunicazione 1

Non ho dubbi che ti sia capitato che qualcuno si attaccasse al sedere della tua auto:

questo comportamento tende a trasmettere ansia, l’ansia di chi si è appiccicato.

E’ chiaro che ha fretta, noi non ne conosciamo il motivo, ma lui /lei hanno fretta, e la pretesa è che in qualche modo tu ti tolga di mezzo, che tu sparisca come per magia, e che gli lasci andare dove vogliono.

Oppure pretendono che tu vada alla velocità che hanno deciso loro.

Questo comportamento ha lo scopo non dichiarato e forse nemmeno consapevole, di cercare un capro espiatorio su cui riversare il proprio malessere.

Va da sé che è un comportamento stupido, che non produce alcun risultato intelligente, eppure queste persone sono caparbie e insistono senza soluzione di continuità a comportarsi così.

Se ti lasci prendere dal fastidio che danno queste persone, loro hanno raggiunto il loro scopo inconscio ed hanno effettivamente condiviso con te il loro malessere.

Con la maggior parte delle persone, però, ho notato che se comunico all’interessato che ho tutte le intenzioni di agevolarlo appena possibile, restando molto a destra, con la mia auto, questo mio gesto viene letto e compreso.

Per cui di solito si mette più tranquillo, smette di odiarmi, e appena possibile mi supera, tenendosi molto largo con la sua automobile, per ringraziarmi di averlo agevolato.

Mi piace molto quando succedono queste cose, perché è la dimostrazione che c’è una comunicazione che va oltre il parlato.

Indica che quando si collabora con gli altri utenti della strada, compatibilmente alle condizioni presenti, tutto fila liscio, e si riesce persino ad essere cordiali.


Guida e Comunicazione 2

Poi, ci sono quelle persone che non vogliono lasciar superare: anche questo ti è sicuramente capitato.

Anche questi utenti della strada vogliono trasmetterti le loro magagne: di solito, si tratta di infelicità e frustrazione, e lo fanno attraverso la prepotenza, o attraverso la distrazione.

La scusa: non stavo pensando, non mi sono reso conto che ci sono altre persone al mondo, è irricevibile.

Eppure, ci sono utenti che davvero si distraggono fino a questo punto mentre guidano.

Qui il livello di rabbia repressa è davvero esorbitante: è evidente che guidare un’arma potenzialmente di distruzione di massa, com’è l’automobile o peggio un tir, senza il costante pensiero di ciò che si sta facendo, è da depressi.

La depressione è rabbia pronta ad esplodere, sia contro sé stessi che contro gli altri.

La cosa temibile è che è talmente repressa da far sì che la persona stessa la possa completamente evitare, anziché rendersene conto.

Se sono distratto, significa, che sto proprio evitando il contatto con qualcosa di disturbante, e lo faccio a danno mio e altrui.

La distrazione è depressione mascherata.

Se puoi, invece che volerlo superare ad ogni costo, fermati e fallo allontanare, come faccio io, in modo che si porti lontano la sua energia negativa.

Meglio perdere qualche minuto che farsi fare il sangue amaro da uno sconosciuto con cui non si ha nulla a che spartire.


webintenerife

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Guida e Comunicazione 3

Poi ci sono quelli che non guardano nemmeno se c’è qualcuno arrivando in rotatoria o agli incroci e magari ci arrivano sparati.

Anche in questo caso si tratta di distrazione, come sopra, oppure di un’ansia pervasiva, che sfora nell’incoscienza.

Sono comportamenti socialmente pericolosissimi, e non è il caso di minimizzare.

Quando arrivi precipitandoti ad un incrocio, stai comunicando una cosa molto precisa che tu voglia o no: adesso passo io, e non ho alcuna intenzione di fermarmi.

L’altro non sa che tu sai benissimo che c’è lo stop o il dare precedenza, e hai tutte le intenzioni di fermarti, perché sta alla tua comunicazione comportamentale.

Chi attua questo comportamento pretende la lettura del pensiero da parte degli altri, mentre non si mostra la minima comprensione della realtà e della potenza del comportamento non verbale.

Arrivando ad un incrocio, hai il dovere di comunicare con il corpo, che in quel momento è la tua auto, e non con la mente, e dunque, far capire che sai che c’è un incrocio e che hai tutte le intenzioni di prendere in considerazione la cosa.

È chiaro che se ci arrivi sparato, sei una persona pericolosa, perché non pensi minimamente agli altri.

Che tu sia antisociale, depresso, furibondo, egoista, prepotente, infelice, distratto, non importa, sei pericoloso.

la cosa che colpisce di più, è come tantissime persone abbiano questo irrefrenabile bisogno di riversare la loro infelicità sugli altri, e per farlo usino proprio la loro guida, indistintamente da chi siano gli altri e da dove si trovino loro, senza voler capire che così facendo mettono a rischio la vita propria e altrui.


Guida e Comunicazione 4

Poi, c’è la persona che quando deve cambiare corsia, perché si deve immettere in un’altra strada, come quando prendi lo svincolo per uscire dall’autostrada, per es., resta fino all’ultimo momento sulla strada che ha deciso di lasciare: un comportamento diffuso, che denuncia diverse cose:

  • la paura di perdersi qualcosa, tutte le volte che si lascia un posto per andare da un’altra parte,

  • angoscia del cambiamento;

  • il timore di essere dimenticato;

  • la paura che qualcun altro prenda ciò che era suo.


Vediamole una per volta:

1) La paura di perdersi qualcosa di importante. È chiaro che non riguarda l’autostrada, nell’es. citato, ma è una paura inconsapevole, che riguarda la sua vita, e in particolare gli imprinting che ha ricevuto da piccolo in famiglia.

È molto complicato fare degli esempi perché l’inconscio crea dei parallelismi non sempre chiari senza traduzioni specifiche, relative ai singoli casi.

Ma in generale, riguarda la sensazione che le cose migliori tocchino sempre agli altri, e quindi si fatica ad andarsene, per paura di perdersi il meglio.

2) L’angoscia del cambiamento, tutto sommato, non credo che debba essere spiegata: chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova.

3) Il timore di essere dimenticato, che spesso viene denunciata con un comportamento arrogante e prepotente, riguarda il vissuto di non essere stato considerato importante per la propria famiglia, o di non esserlo stato a meno di rispondere a determinati requisiti.

Quindi di non essere stati valorizzati per sé stessi, ma solo se si soddisfacevano i bisogni di altre persone importanti.

Da qui un sentimento di rabbia che poi diventa arroganza e prepotenza.

4) La paura che qualcun altro prenda il suo posto: riguarda la sensazione che chi è venuto dopo, gli abbia effettivamente sottratto qualcosa, quando era piccolo.

Questo può capitare, per esempio, al primo genito quando nasce il fratellino/sorellina, anche se questo non è il solo caso.

Ma certamente c’è il vissuto di aver perso qualcosa che prima gli apparteneva,

Ciò scatena diverse emozioni: rabbia, tristezza, sofferenza, sensazione di essere stato trascurato, abbandono.


Conclusioni

Ce n’è di cosette che esprimiamo guidando, senza che nemmeno che ne rendiamo conto!

Ma se ci si vuol proteggere da questi comportamenti e dall’infelicità altrui, allora è bene sapere queste cose, perché comprenderle aiuta a trovare la soluzione migliore per sé stessi in ogni particolare circostanza.

Inoltre, leggerne i significati più profondi, a volte può aiutare a sfrondare l’eccesso di emotività, sviluppando di più la comprensione.

Ciò non vuol dire accettare e giustificare, ma capire e tenersi distanti emotivamente, in modo non solo da non farsi coinvolgere, ma anche da riuscire cambiare i propri stessi comportamenti alla guida.

Veramente, l’automobile è un’arma potenzialmente micidiale: si può uccidere e morire.


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