Difesa

Meccanismi di difesa: due esempi

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Oggi voglio raccontare due meccanismi di difesa, così come descritti dalla teoria della Gestalt, che è la mia specializzazione: si tratta del comportamento proiettivo e di quello retroflessivo.

 

Meccanismi di Difesa 1: la Proiezione

Le persone che usano questo tipo di meccanismo di difesa, tendono ad attribuire all’altro o i propri pensieri, oppure i propri timori, decidendo da soli cosa succederà.

In tal modo non creano una relazione con l’altro, ma con una specie di sé stesso proiettato sull’altro.

Siamo tutti un pochino proiettivi, è una modalità relazionale che permette anche una certa possibilità di identificarsi con l’altro, e comprenderne i sentimenti, ci permette di indossare i panni altrui.

Comunque, anche se la usiamo più o meno tutti, non sempre la usiamo come capacità di identificazione.

Più spesso lo usiamo come modalità difensiva, magari per evitare che l’altro possa farci del male.

Sembra un po’ come il gioco dello scorpione: se mi uccido io, ok, basta che non lo faccia tu, quindi, ti e mi colpisco prima io, per evitare qualunque rischio.

 

Esempio di comportamento proiettivo

Ti faccio un esempio: mettiamo un lui e una lei: a lei sembra di aver percepito una strana reazione in lui, e “sente” che c’è qualcosa che non va.

Inizia allora a pensarle tutte, almeno quelle che gli vengono in mente.

A furia di pensarci sopra, alla fine decide che quello che ha sentito era un distacco di lui.

Quindi stabilisce, forte della sua regione, che quando lo rivedrà, sarà un po’ freddina con lui, così impara!

Quando si rivedono, lei si attiene al suo piano, e lui, invece, sembra proprio normale, come al solito, anzi, li ha anche portato un fiore, oggi.

Eh, certo, pensa lei, avrà senz’altro qualcosa da farsi perdonare!

Purtroppo, però, lei potrebbe faticare a riconoscere che le sue paure e tutti i suoi pronostici su di lui, erano fallaci. 

In tal modo, potrebbe perseverare nel suo comportamento, anche se ormai sembra del tutto inadeguato alla situazione reale.

 

Meccanismi di Difesa 2: la Retroflessione

Tutte quelle volte che si arriva li li, a quello in Gestalt si chiama “confine di contatto” per fare una cosa o dire una cosa, e ci si blocca, tornando indietro.

Arrivare a quel punto richiede una certa quantità di energia, che invece di essere messa a frutto nella relazione, viene bloccata e ritorna come una sorta di boomerang nel corpo stesso, e va ad irrigidire la postura.

La retroflessione diventa così un terribile meccanismo difensivo, che impedisce di incontrare l’altro completamente e di aprirsi a lui, per paura, naturalmente, di essere feriti e abbandonati.

 

Esempio di comportamento retroflessivo

Marito e moglie: lei pensa a lui con tenerezza e le viene il desiderio di abbracciarlo e sentirlo stretto a lei.

Coltiva tale desiderio per tutto il giorno, pensando che appena si incontreranno, lei gli butterà le braccia al collo, gli darà un bacio e gli dirà quanto gli vuole bene.

Quando però, si incontrano, qualcosa dentro di lei scatta, e comincia a provare timore, magari di essere respinta, e vergogna, perché così mostrerebbe i suoi sentimenti.

Le viene il timore che questo la farebbe apparire debole, e magari lui potrebbe approfittarsi di lei e ferirla.

Il desiderio di abbracciarlo è sempre lì, ma queste emozioni invadono il campo, e poco a poco lo occupano quasi tutto.

Alla fine, tutto ciò che lei riesce a fare è sorridergli salutandolo, magari sperando che sia lui a fare la prima mossa.

Ma lui non la fa.

A questo punto, ci si potrebbe chiedere, se anche lui ha avuto dei pensieri simili a quelli di lei.

Probabilmente, non lo sapranno mai.

 

Cosa fare con i meccanismi di difesa?

Ma cosa fare in questi casi, dirai tu?

Bene se si vuole andare a fondo di tali comportamenti, poiché sottendono a contenuti molto delicati, sicuramente è necessario visitarli con un po’ di pazienza e accompagnati da una persona che sa farlo.

Ma intanto, già sapere una cosa, ne cambia l’aspetto e l’influenza.

Cioè rendersi conto del proprio comportamento, accettarlo e analizzarlo, già aiuta molto e può portare a dei piccoli cambiamenti.

E i cambiamenti, partono sempre piccoli, ma sono generativi, tendono a moltiplicarsi; quindi, sarebbe già un ottimo risultato.

 

 

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