Malattia, Corpo e Anima

Malattia, Corpo e Anima

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In questo articolo, vorrei parlare della forte relazione che unisce la malattia al corpo e all’anima.

Voglio farlo iniziando col raccontare una storia, che riguarda una persona che conosco.

Attraverso questo racconto, e altre considerazioni, desidero mettere in rilievo le già evidenti connessioni tra mente, corpo e emozioni che stanno all’origine delle malattie.

Con questo racconto, voglio spiegare che anche se sembra che il tumore abbia origine organica (e vorrei che qualcuno mi spiegasse che differenza c’è tra il corpo, la mente e l’anima), in realtà, si vede benissimo qual’è la sua vera origine.

Questo è il modo in cui va guardata e vista una persona, secondo me.

Malattia e salute: ecco la mia proposta

Bisognerebbe, secondo me, passare da una visione meramente meccanicistica della salute, ad una visione quantistico-spirituale.

La prima pone la cura all’esterno, nelle medicine, negli interventi chirurgici, eccetera trattando il corpo come una cosa, un oggetto.

Agisce su di lui con poco rispetto e senza considerarlo un agente attivo che, attraverso la malattia, sta comunicando qualcosa: insomma, senza ascoltarlo.

La salute è demandata ad un’autorità esterna, che non sa nulla o quasi della persona e della sua storia, come se queste cose non avessero un ruolo preponderante nella creazione della malattia del corpo.

Naturalmente, quando suddette cure sono necessarie, non si discute, non si devono mica eliminare i medici e i medicinali.

Ma l’uso di questo tipo di cura dovrebbe essere l’ultima spiaggia, grazie alla creazione precedente di una più sana cultura della salute, che considera l’anima come presenza attiva con la quale imparare a collaborare.

Malattia, Corpo e Anima: una cosa sola

La seconda visione, che ho definito quantistico-spirituale, riguarderebbe la salute costruita giorno per giorno attraverso una cultura psicologica di base da elargire a tutti come substrato sul quale poi le persone imparano a costruire sé stesse.

Tale cultura prevede:

  • Conoscere sé stessi;
  • imparare a volersi davvero bene;
  • acquisire consapevolezza sui propri processi interiori, sui propri contenuti profondi e sulle proprie risorse;
  • imparare strategie attive;
  • mantenere l’integrazione di mente, corpo ed emozioni dall’infanzia in poi.

Tutto ciò, porterebbe ad imparare ad ascoltare i propri bisogni e i bisogni del corpo, comprendendo il suo linguaggio.

Questo tipo di salute è generativa ed evolutiva e appartiene alla persona stessa, che ne diviene attiva creatrice.

Ed è un tipo di cultura, che costruirebbe una salute di fondo, strutturale, solida.

Questo permetterebbe alle persone di non essere bersagli così fragili e vulnerabili agli inevitabili agenti esterni (leggi virus), e molto più protetti anche da quelli interni provenienti dall’inconscio (leggi sofferenza e carenze affettive).

Nuovi orizzonti necessari

Credo che sia il caso di cominciare a pensare che la salute è prima di tutto una questione psicologia, dell’anima, e solo successivamente diviene del corpo.

Curando solo il corpo, senza nemmeno interrogarsi sul messaggio che sta trasmettendo, non si cura un bel niente.

Si sopprime un sintomo, in attesa che rispunti qualcos’altro da qualche altra parte, perché la malattia è uno dei linguaggi dell’inconscio, e quando l’inconscio comincia a parlare, lo si ferma soltanto iniziando ad ascoltarlo seriamente.

 

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