Cibo e Psiche: un rapporto insospettato

Cibo e Psiche: un rapporto insospettato

Per cominciare è necessario che dica che non sono una nutrizionista né una dietologa: questa precisazione è d’obbligo per rispetto ai professionisti del settore, e anche per tutelare me e voi lettori.

Io ho competenze diverse, e non sarei in grado di dispensare consigli sulla alimentazione in senso stretto: posso occuparmi del rapporto che c’è tra il Cibo e la Psiche, il Corpo, e lo Spirito, ed è solo su questa base che parlo; eventualmente, posso aggiungere le mie scelte personali, le quali però, non possono assolutamente fare testo.

In questo articolo desidero affrontare il tema dei sapori.

Dolce-Salato-Acido-Amaro sono le quattro tipologie di sapori che riassumono, in macro-aree, il cibo di cui ci nutriamo, e rappresentano anche qualità psicologiche, ognuna delle quali si sviluppa in un determinato momento del nostro percorso evolutivo.

Dolce e salato sono i sapori più semplici da imparare ad assimilare per il bambino, e sono proprio in quest’ordine: il dolce è il sapore più facile da apprendere e riconoscere, ed è il primo in assoluto (si pensi al latte) che il bimbo incontra nella sua vita e  dopo poco tempo viene il salato.

Il terzo sapore che viene assimilato e accettato è l’aspro o acidulo ( si pensi per esempio ad alcuni frutti), e infine maturiamo abbastanza da riuscire ad integrare nella nostra personalità anche l’amaro, che rappresenta il sapore più difficile da “comprendere”.

C’è da dire che non tutti giungono a saperlo apprezzare completamente.

E’ abbastanza intuibile, quindi, come i sapori corrispondono a determinati livelli di maturazione psichica, così come alla capacità di accettare il “dolce”, Il ” salato”, “l’acido” e “l’amaro” delle diverse esperienze che si accumulano vivendo.

La spiccata preferenza che più o meno tutti abbiamo per il dolce e il salato, è riconducibile ad una prolungata sosta nella “fase orale”, come direbbe Freud, cioè, allo stadio infantile, in cui le cose sono più facili e non comportano troppo impegno per essere affrontate, e soprattutto, abbiamo accanto a noi chi si occupa di noi (almeno nella maggioranza dei casi) e che risolve i problemi più grandi al posto nostro.

Questo stadio è quello più desiderato da tutti quanti noi, anche se non ce ne rendiamo conto, e tale bisogno viene a rappresentare una delle nostre fragilità.

In tal senso, infatti, i sapori “dolce e salato” vengono strumentalizzati anche da chi ci governa, e diventano uno dei mezzi attraverso i quali si esercita una certa manipolazione sulla nostra psiche, tendendo da un lato a mantenerci in uno stadio infantile, nel quale “non dobbiamo occuparci noi di certe cose”, e dall’altro, creando una dipendenza dai suddetti sapori, che in effetti hanno un forte impatto psicologico.

Noi esseri umani siamo, infatti, animali facilmente “drogabili”, e chi ci vuole manipolare questo lo sa; così il cibo tanto (troppo) saporito che va molto di moda negli ultimi decenni, ha lo scopo di creare dipendenti cronici da quei sapori.

Il tutto a nostra insaputa, ovviamente.

Questo fatto implica anche la conseguenza di omologarci, rendendoci così simili gli uni agli altri, proprio attraverso il cibo e il suo sapore, omologato anche quello, e questo per evitare che le differenze individuali naturali creino difficoltà a chi vuole esercitare il potere senza fare troppa fatica.

Il pensiero di chi governa è che è più facile farlo su persone simili tra loro, di cui diventa possibile così controllare anche i bisogni, orientandoli: se tutto è già prevedibile, perché deciso dall’alto, è più semplice per loro.

La tendenza all’omologazione delle persone da parte dei “poteri forti” è facilmente riscontrabile in molti ambiti: la moda, i colori, la musica, la gestione del tempo libero…

Senza considerare il mercato che si nutre di questa nostra “drogabilità” e immaturità psicologica: un mercato milionario che si fonda sulla nostra “pigrizia” di fronte al crescere assumendoci la responsabilità della nostra vita e del nostro benessere.

Molte persone hanno reticenza a confrontarsi con uno psicologo per risolvere una situazione complessa nella quale versano, ma sono ultra-disposte a lasciarsi comandare e condizionare nelle scelte più intime da perfetti estranei che desiderano solo approfittarsi di loro.

E di scelte intime si tratta visto che noi diventiamo quello che mangiamo.

Tutto ciò, avviene anche con il cibo per gli animali.

I cibi troppo elaborati e conditi, sono tali proprio per orientare gli acquisti, perché sono facilmente riconoscibili, dall’inconscio, e le persone di solito preferiscono il noto al nuovo.

Anche i cibi stranieri che sono giunti sulle nostre tavole, non sono abbastanza “nuovi” da corrompere questo stato delle cose: sono comunque sapori che rientrano nell’ambito delle quattro macro-aree, e in particolare, albergano nelle solite due – dolce e salato – o al massimo c’è il piccante, che viene assimilato al salato dalla psiche.

Il cibo naturale non ha bisogno di essere particolarmente condito, perché possiede un sapore che lo caratterizza e lo qualifica, ma il nostro palato si è ormai assuefatto ad un certo quantitativo di sale e di zucchero: chi lo desidera può semplicemente pensare a queste cose e cominciare a disassuefarsi: lentamente, non serve la fretta.

A volte è sufficiente una sana consapevolezza per cominciare una nuova strada più idonea, personale e realmente orientata al proprio benessere.

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