‘Ammazza quanto male fa l’invidia!

‘Ammazza quanto male fa l’invidia!

L’invidia è davvero nociva: produce e poi nutre un odio profondo e distruttivo.

La nostra società è intrisa di invidia, anche se troppo spesso questo fatto viene negato.

C’è un’invidia conscia e consapevole, che appunto viene spesso negata, perché ci si vergogna di provarla e ci si sente in colpa, e poi c’è un’invidia ancora più terribile e insidiosa, profonda e inconscia, che proprio dall’inconscio agisce indisturbata e tende al danneggiamento e alla distruzione dell’oggetto amato-odiato.

L’invidia nasce in età molto precoce in tutti quanti noi: fa parte del nostro bagaglio esperenziale ed evolutivo compreso nel prezzo dell’essere umani.

Quindi, qui in questa incarnazione, su questa Terra, è normale passare attraverso questa intensa e profonda emozione, che si costituisce nel momento in cui noi, piccoli e completamente dipendenti dalla nostra mamma, ci “rendiamo conto” che l’oggetto del nostro desiderio, cioè la madre e il suo seno che ci nutre, non sono una parte di noi, come avevamo creduto durante la fase fusionale-simbiotica, in cui abbiamo vissuto la mamma come un tutt’uno con noi.

Da quel momento, sentiamo la perdita di controllo sul nostro oggetto d’amore e di desiderio, e iniziamo a invidiarlo (in = negativo – videre = guardare, quindi “guardare di mal occhio”).

Da questo momento entra anche nel nostro bagaglio emozionale l’ambivalenza: l’oggetto è amato, desiderato, voluto, e, al contempo, odiato, rifiutato, temuto, perché non avendone il possesso e il controllo, temiamo continuamente di perderlo.

Per caso, vi ricorda qualcosa quello che sto dicendo? Vi è mai capitato di provare queste emozioni? Ecco, queste emozioni sono l’origine della nostra invidia.

Più l’invidia rimane relegata nell’inconscio, più è libera di agire e di creare il mondo nel quale stiamo vivendo, e anche di nutrire tutte le Forme Pensiero e le Egregore, che vanno poi a costruire disastri, sia nella vita delle persone che nel mondo.

Inoltre, molti fra noi, hanno un’esperienza terrena rivolta a ricevere e subire l’invidia di un qualche “persecutore”, cioè di una persona che, invidiandoci, proietta su di noi la sua propria disperazione e l’idea che essendo ciò che noi siamo, sarebbe più felice.

Naturalmente, l’invidia si costituisce, in questi casi, come una vera e propria patologia per tale persona, e va a integrare stabilmente la sua “struttura di personalità”.

Tale persecutore può essere una persona esterna alla propria famiglia, oppure è una persona molto vicina, che esercita il proprio dominio emozionale su di noi da vicino.

E di dominio emozionale si tratta, in quanto è sulla base di tale invidia che si modellano alcuni dei nostri “pensieri fondanti”      ( pensiero di pancia: le emozioni), che sono alla base delle esperienze che costellano e caratterizzano la nostra esistenza.

Più vicina a noi è questa persona, più grande è il suo potere su di noi.

Le ragioni di una tale proiezione sono inconsce, profonde e quasi mai intuibili senza un’approfondita analisi; comunque tale proiezione genera la sua invidia nei nostri confronti, e il suo deliberato desiderio di distruggerci, quindi diventa prioritario capire: 1) se ci troviamo in tale situazione e, 2) imparare a difenderci.

Ho finalmente compreso appieno e nel profondo quest’emozione e i suoi effetti distruttivi, a seguito della mia esperienza personale, ed ho potuto comprendere come si può farvi fronte.

Innanzi tutto, è necessario rendersi conto della propria invidia e accettarla, e questo sicuramente non è immediato, e richiede una accurata conoscenza di sé stessi.

E, successivamente, si deve comprendere che l’unica cosa che è in grado di contrastare l’invidia dei nostri “persecutori”, è sviluppare profondamente un reale amore per sé stessi, cosa che senz’altro richiede tempo e un vero impegno.

Come sempre l’Amore è la risposta e la soluzione elitaria: non solo l’amore che si prova quando si è innamorati di un’altra persona, ma l’Amore più profondo, forse meno eclatante e più delicato, ma veramente potente e indistruttibile, perché deriva dal nostro Spirito.

E, come al solito, la ricetta che si può realisticamente fornire, non è un prèt-à-porter, ma richiede la precisa volontà di assumersi la piena responsabilità della propria vita.

 

 

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