Invidia e cattiveria: ecco la “Sindrome di Cenerentola”

Invidia e cattiveria: ecco la “Sindrome di Cenerentola”

Ti è mai capitato di pensare di essere oggetto di invidia, di cattiverie intenzionali, di maltrattamenti psicologici o morali? Questa è la Sindrome di Cenerentola.

Cerchiamo di capirne di più.

Comincio col dirti che molti di noi, sia donne che uomini, sono cresciuti in ambienti che ricordano la famosa fiaba, tra persone, cioè, che li hanno trattati proprio come le sorellastre cattive e la malvagia matrigna trattavano la povera Cenerentola.

La Sindrome di Cenerentola non è una sciocchezza: è importante comprendere che molti fra noi sono cresciuti in ambienti “cattivi”, circondati da sentimenti come gelosia e invidia, maltrattati psicologicamente quando non anche fisicamente, utilizzati come capri espiatori e come una sorta di “cestini per l’immondizia” dentro i quali la famiglia intera, o una parte di essa, cerca di scaricare tutte la negatività della famiglia stessa , al fine di potersene liberare.

Chiunque abbia questo passato è in grado di riconoscersi immediatamente in questa descrizione.

I PRIMI PASSI

Avere la sindrome di Cenerentola è, dunque, un fatto frequente, e saperlo può aiutare a comprendere meglio Sé stessi e prendere le giuste misure rispetto al problema.

Non è una cosa utile sentirsi vittime, anche se, naturalmente, bisogna lasciare il giusto spazio al dolore, alla rabbia, alla solitudine e al sentimento di ingiustizia: tali emozioni vanno vissute e “smaltite”, e per ognuna di esse c’è un tempo necessario, variabile da persona a persona.

Una volta vissute e smaltite, però, è buona cosa riuscire a lasciare andare tali emozioni, e cominciare a comprendere il senso delle proprie esperienze, trovandone tutti i significati, sia positivi che negativi, e capire quanto tali esperienze ci hanno insegnato e quanta forza hanno prodotto in noi.

Ogni sofferenza produce forza, infatti, e nel momento in cui riusciamo a trasformare il dolore in forza e sostanza, il guadagno è tutto nostro.

A CHE COSA SERVE RICONOSCERE LA SINDROME…

Sapere che esiste questa sindrome, ci aiuta a capire che non ci siamo inventati nulla, che non abbiamo immaginato le ingiustizie subite e l’invidia ricevuta.

In questi casi, infatti, molto spesso, le cattiverie subite non sono dimostrabili agli altri e sono visibili soltanto a chi le sta subendo, quindi può nascere il dubbio di essersi inventati tutto, e di star esagerando, o, peggio, di essere stupidi e di non valere molto.

La disistima di sé e l’auto-squalifica sono sempre in agguato, e la prima cosa da fare, proprio per non sentirsi vittime, è quella di sapere sempre chi si è e credere a sé stessi.

In tal modo si avrà anche la forza di reagire positivamente.

E’ più importante superare la sensazione di essere vittime, che il sapere cosa fare nei confronti delle persone che ci riservano questo trattamento:  infatti, la consapevolezza di aver realmente subito determinati comportamenti, è in grado, da sola, di modificare l’energia che emettiamo e può già produrre dei cambiamenti imprevisti.

COSA DIRE DEI “CATTIVI”

E’, inoltre, importante sapere che tali persone dentro sono disperate, anche quando non se ne rendono conto, anzi, si comportano così proprio per riuscire ad evitare il loro stesso dolore, che, attraverso questi comportamenti, viene proiettato sulle persone invidiate e maltrattate.

Sono spesso persone molto deboli, che rischiano di crollare se non attuano questi comportamenti che, per loro, sono misure difensive necessarie.

Ciò non vuole essere una giustificazione, ma una spiegazione, ed ognuno può farne ciò che ritiene più opportuno.

CHE FARE DUNQUE?

E’ comunque necessario imparare a difendersi da queste persone, e questo può significare, in alcuni casi, anche allontanarsi fisicamente, tenerle a distanza e fuori dalla propria vita.

Trattarle male o rendere loro un eguale servizio, può sembrare una risposta giusta, ma, a mio avviso, non lo è, perché ci obbliga ad essere diversi da come si è, solo per parlare la stessa lingua dell’altro.

Per come la vedo io, è sempre più gratificante rimanere fedeli a sé stessi e non tradire la propria natura.

In fondo, non è necessario parlare la stessa lingua di una persona con la quale non si desidera più parlare, è energia usata male!

 

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