Il litigio: liberazione o accumulo di energia negativa?

Il litigio: liberazione o accumulo di energia negativa?

Il litigio è un momento di liberazione o di accumulo di energia negativa?

Quando litighiamo, siamo davvero arrabbiati con l’altra persona, oppure con quello che rappresenta per noi in quel momento?

Può anche non sembrare utile saperlo, perché quando ci arrabbiamo, in effetti è con un bersaglio ben preciso che ce la prendiamo, e poco ci interessano le sfumature.

Certo, è ovvio, ma subito dopo l’arrabbiatura, può essere un bene capire che non è la persona in sé che ci scatena tali sentimenti, ma quello che quella persona sta rappresentando per noi.

Gli altri (e noi stessi per loro) sono come dei personaggi di una rappresentazione teatrale, che giocano un determinato ruolo in quel preciso momento, e ciò che accade ha un significato che, se scoperto, può essere utilissimo.

Perché questa persona, in questo momento, in questo modo? In che modo mi fa sentire, che cosa suscita esattamente in me? Quali comportamenti o persone mi richiama alla mente? Cosa mi conviene imparare o capire da questa situazione?

Queste sono le domande più utili che possiamo rivolgere a noi stessi, dopo aver “sfogato”, almeno in parte, la rabbia.

Come vivere meglio il litigio

Generalmente non piace litigare, e, anzi, spesso spaventa al punto che, pur di evitarlo, si rinuncia ad esprimere le proprie opinioni e, sopratutto, i propri bisogni.

Per prima cosa è necessario prendere sul serio i propri bisogni, evitando di squalificarli, tacciandoli come infantili o sciocchi.

In secondo luogo, bisogna prendere in considerazione la propria paura del confronto, che spesso si sposa con un’auto-stima non completamente sviluppata.

Infine, è necessario pensare che si può imparare ad esprimere le proprie emozioni in un modo altamente accettabile e comprensibile, e anche concedere agli altri la possibilità di capire cosa sta accadendo dentro di noi, cosa che il più delle volte, non viene nemmeno presa in considerazione.

So perfettamente che ci sono molte situazioni in cui:

  1.  l’altro effettivamente non capisce o non vuole capire;
  2.  non ci sono le condizioni per un confronto produttivo, per diverse ragioni (il luogo, il tipo di rapporto, e altro).

In questi casi, si dove solo “mettersela via”, ma può essere comunque utile dare un significato a quello che è accaduto, rispondendo alle domande di cui sopra.

Il litigio: liberazione o accumulo di energia negativa?

Litigare rappresenta entrambi i poli, o insieme o alternativamente.

Cioè, a volte si ha sia un accumulo che una liberazione di energia negativa; altre volte, si ha o solo un accumulo, o solo una liberazione.

Per riuscire a liberarsi dell’energia in accesso invece che caricarsi, è necessario: 1) rispondere alle domande di prima; 2) non ancorarsi alla rabbia e al suo contenuto, continuando a rimuginarci su.

Se non si riesce a evitare di continuare a pensarci su, vuol dire che ci si sente in colpa, e allora è un bene accettarlo e capire dove si ritiene di aver sbagliato, anche se richiede un affronto al proprio orgoglio.

Il ruolo dell’Inconscio

Può essere, però, che ci torniamo su anche se sentiamo di essere nel giusto con noi stessi: in questo caso, è probabile che tendiamo a nutrirci di negatività, perché è rassicurante per il nostro inconscio.

Possiamo sentirci inconsapevolmente rassicurati nel momento in cui rimettiamo in vita degli scenari negativi, che il nostro inconscio riconosce come famigliari.

Infatti, le persone e le situazioni che ci fanno arrabbiare di più, sono quelle che ripropongono cose che appartengono alla nostra infanzia e alla nostra famiglia d’origine, e che sono la causa delle nostre difficoltà: squalifiche, abbandoni, incomprensioni, negazioni, ecc.

In tal caso, allora è bene rendersene conto per non farci pilotare dai pensieri negativi.

D’altronde, le persone che ci fanno arrabbiare, sono da utilizzare per il nostro fine, che è quello di capire a fondo la nostra negatività per poterne uscirne.

Se ci si arrabbia con qualcuno, si deve sfruttare la cosa per capire cosa ci stiamo tenendo dentro, da un po’ o da molto tempo, e che invece avrebbe bisogno di uscire, affinché siano sempre meno le cose e le persone che possono danneggiarci.

 

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