L’arte della manipolazione: i tanti modi per attuarla

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L’arte della manipolazione: i tanti modi per attuarla

Esistono davvero molti modi in cui l’arte della manipolazione viene attuata, e in questo articolo desidero esporne alcuni molto diffusi e comunemente usati, anche se ce ne sono molti altri ugualmente frequenti.

La manipolazione è un’arte?

In un certo senso sì: noi esseri umani ci “inventiamo”, almeno in parte, lo “stock” di difese personali che usiamo per proteggerci dal mondo, e utilizziamo anche la nostra creatività, nell’applicarle.

La manipolazione è uno stile difensivo che utilizziamo per entrare in contatto con l’ambiente che ci circonda, umano e non, e può essere sia adattiva che disadattiva.

Ciò significa che non sempre manipolare è sbagliato e porta a risultati deleteri.

Manipolare significa letteralmente: “trattare oggetti e materiali con le mani o strumenti appositi”, ed ha dunque una funzione adattiva, anche se si tratta di manipolare concetti.

E’ vero, i concetti non si toccano, ma da un punto di vista psicologico, è come se li si “toccasse” con ragionamenti, elaborazioni successive, comprensioni più profonde e dettagliate, e così via.

Il problema nasce quando la manipolazione viene usata all’interno della relazione, per supplire alla propria carente competenza di “entrare” in una relazione e sviluppare una sana ed efficace comunicazione con l’altro.

La manipolazione delle persone

Manipolare una o più persone, significa mettere in atto comportamenti tali da condizionare la risposta di questa o queste persone, che potranno arrivare a fare o dire ciò che il manipolatore vuole, senza rendersi conto di essere stati condizionati.

Nei casi migliori, ci si rende conto che “qualcosa non va” ma:

  • o non si capisce esattamente cos’è che non va;
  • o non si riesce ad uscire dal “gioco” manipolatorio, e non se ne sa il perché.

Naturalmente, quando si viene manipolati, ci si sente vittime, ma, in realtà, solo chi tende già di suo a manipolare gli altri è più facilmente manipolabile; se, tendenzialmente, non si adotta questo stile difensivo, molto più difficilmente se ne resta vittima.

C’è da dire, anche, che quasi tutti usiamo questo stile difensivo, e sarebbe per questo necessario che ognuno riuscisse ad individuare il proprio modo personale di usare questa “arte”, al fine di non caderne più vittima.

Ecco alcuni modi di attuare la manipolazione

Bene, adesso entriamo più nel dettaglio.

Non me ne voglia chi troverà sé stesso tra queste righe: scoprire queste cose, può solo essere di aiuto, e se una persona sta leggendo questo articolo, è perché lo sta cercando.

L’ammaliatrice/tore

Colui o colei che ammalia, si contorna di un alone luminoso, che attrae e seduce.

Il bisogno è quello di “apparire” meravigliosi, pensando, però, di non esserlo.

Il tentativo è quello di farsi amare da chiunque si affacci nella propria esistenza, senza alcun filtro.

Non ci si può permettere di scegliere a chi si vuole piacere: bisogna assolutamente piacere a tutti, e quindi, ci si convince di incontrare solo persone assolutamente meravigliose e fantastiche, dalle quali si cerca di essere amati.

Per questo è necessario ammaliare e sedurre, sembrare per far credere di essere.

Naturalmente, sembrare non è né essere, né sentirsi, quindi l’ammaliatore/trice, non ha un buon livello di autostima, lo simula solamente.

In tal modo, possiede uno stuolo di ammiratori/trici, che vedono ciò che lui/lei vuole, e che lo/la adorano, e, in cambio si sentono adorati da lui/lei.

L’ammaliatore/trice, per forza di cose, deve considerare il suo popolo di sedotti, persone meravigliose, altrimenti, non potrebbe godere entusiasticamente della loro ammirazione.

Chi seduce chi?

La manipolazione è evidente, qui, ed è reciproca: è il “chi seduce chi?” della letteratura psicologica.

La coppia ammaliatori-ammaliati è indivisibile: ognuna delle parti vuole credere al nulla, facendo credere che sia chissà che.

La manipolazione reciproca ha lo scopo di poter credere di essere speciali, senza diventarlo veramente, cosa che richiederebbe molto impegno.

Inoltre, queste persone hanno, come dicevo, un’autostima bassina, e non si ritengono neanche all’altezza di poter essere qualcosa di più che semplice finzione.

Come fanno a credere in questa finzione? Se riescono a farla credere agli altri diventa un po’ più vera, e, più persone la credono, più vera diventa.

Questo è un vero “gioco di coppia”, in grado di creare “matrimoni” indistruttibili, almeno fino a che ognuno regge la finzione dell’altro.

L’indaffaratissimo/a

Colui/colei che ha sempre tanto da fare, non ha tempo per gli altri: non rischia molto nella relazione.

Inoltre, poiché ha sempre tanto da fare, deve immancabilmente essere cercato e inseguito da chi desidera parlare con lui/lei.

Questo gli permette di avere la scusa per non cercare gli altri, e gli permette di testare quanto gli altri lo/la cercano e lo/la vogliono veramente.

Salvo poi lamentarsi, perché viene cercato/a solo da chi vuole qualcosa da lui/lei e non per affetto.

Ma se si vuole affetto si deve cominciare a darlo: non si può pretendere dagli altri ciò che non si è disposti a dare.

Disposti, non disponibili.

Una relazione importante va sempre coltivata.

Ogni giorno è, infatti, diverso da quello precedente, e ogni giorno ognuno di noi cambia rispetto al giorno precedente.

Se si desidera portare con sé una relazione, di giorno in giorno, bisogna rinnovarla in continuazione, affinché stia al passo con i cambiamenti interiori di cui nemmeno ci accorgiamo ma che ci sono sempre.

Non occorre farlo ogni giorno, naturalmente, ma sicuramente, più spesso di quello che si fa normalmente.

L’indaffaratissimo/a cerca di misurare l’ “amore” che gli altri provano per lui/lei, restando barricato/a dietro i moltissimi impegni, spesso non così improrogabili, testando quante volte viene cercato/a.

Si astrae dalla realtà, tuffandosi in tutti i suoi tanti impegni, per non dover sentire il bisogno degli altri, e il desiderio di sentirli e/o averli accanto.

Finge con sé stesso/a di non accorgersi del tempo che passa senza avere contatti con loro, per non doversi rendere conto del senso di solitudine e abbandono che porta dentro.

La manipolazione consiste proprio nel strutturare le relazioni in modo da “obbligare” sempre gli altri a farsi vivi.

La/il “tanto dolce”

La dolcezza è un’arma potentissima, che può essere usata in modo estremamente manipolatorio, sia dalla donna che dall’ uomo.

Certamente, è più frequente nella donna.

Gli obiettivi vanno dal non voler subire il male, perché se ne già patito troppo, al dominio sull’altro.

Cos’è la dolcezza?

Fondamentalmente, è un modo di sedurre l’altro in un modo nascosto, “pulito”, candido; dolce, appunto.

Se la si usa nella relazione, è in grado di portare l’altro a dire sempre sì, senza che abbia modo di riflettere, perché fa nascere il desiderio di proteggere, essere buoni e rendere felice la persona “tanto dolce”.

Devo dire che comprendere che la dolcezza è un’arma diabolica, non è così intuitivo.

Io sarei una persona molto dolce, tutti me lo hanno sempre detto.

E’ solo di recente, mentre analizzavo il mio comportamento in diverse circostanze, che mi sono resa conto che la mia dolcezza mi serviva a raggiungere determinati scopi.

Nel mio caso, molto riguardava il cercare di evitare che mi venisse fatto altro male, ma c’era anche una componente più specificamente seduttiva, volta ad attrarre l’uomo, che spesso cerca la dolcezza fuori di sé, per supplire alle sue carenze affettive.

Nel momento in cui mi sono resa conto di questo:

  1. ho cercato di smettere con determinati atteggiamenti;
  2. metto le persone che ho davanti di fronte a questa consapevolezza, in modo che possano difendersi da me, qualora non riuscissi a modificare in tempo il mio comportamento.

La seduzione è un tipo di manipolazione da usare con parsimonia e molto rispetto per sé e per gli altri.

Perché si viene manipolati e come impedirlo

La manipolazione può essere volontaria o inconscia; ovviamente, quest’ultima è quella da prendere in considerazione, perché ha le sue radici in bisogni profondi.

Come ho già detto, più si adotta questo sistema difensivo, più se ne è vittima.

Quindi, innanzi tutto è necessario riconoscere i modi manipolatori che si mettono personalmente in atto, e di solito sono molti.

Bisogna accrescere la consapevolezza di sé.

Questo perché chi manipola lo fa spinto da un bisogno, che può essere di sicurezza, di essere amati, di non restare soli, eccetera.

Diventando consapevoli dei propri bisogni, se ne diviene gradualmente meno schiavi, e quindi, via via, ci si libera sempre più dai circuiti manipolatori, propri e altrui.

 

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